Amo gli odori del cibo umano. Sono atipico, per essere un vampiro. Ai miei simili piacciono i profumi del mondo, ma non sopportano quello del cibo. Io sì. Credo che sia un retaggio dell’essere italiano.
Avverto sulla pelle il calore del pane sfornato da una bottega, assorbo l’effluvio che si alza dal collo di una bottiglia di vino appena stappata. Ascolto il cioccolato che si rapprende su una Sacher, idolatro la freschezza delle fragole che mi giunge al naso quando si apre e si chiude lo sportello di un frigorifero in una casa. Io venero il cibo umano. Mi regala sensazioni che voi non proverete mai. Nemmeno col gusto. Ho mille gusti nell’olfatto che si espandono nella bocca, e ciò mi appaga come se li avessi sulla lingua. Perché quei gusti non li immagino: li assaporo in ogni, singola fibra del mio corpo. In passato ho provato a conoscerne fisicamente il gusto, masticando e sputando il boccone, ma è la consistenza che mi infastidisce; non sono abituato a sentire le consistenze in bocca, durante un pasto. Ma quando lo respiro, il cibo, ne percepisco l’eccellenza.
Il cibo umano lo annuso, lo sento. E in quel caso, solo in quel caso, lo capisco. E lo vivo.

(Tratto da: Caldo sangue)

Opera: Fanciullo con canestro di frutta – Caravaggio