Potrei stare ore e ore a parlarne scientificamente, elencando gli organi di ricezione sensoriale che ogni essere vivente possiede, ma mi dilungherei. E tanto, se siete maniaci della precisione, per avere una spiegazione dettagliata basta aprire un manuale di anatomia.
I sensi sono la mia porta verso il mondo. Non sarei arrivato ad amare così tanto la cucina, se non ne facessi una filosofia di vita. Dovrebbero farlo tutti, ma a quanto pare, la maggior parte delle persone è presa da altre priorità, e questo è un vero peccato. La cosa è assurda, perché nelle attività di tutti i giorni, i sensi sono il biglietto da visita di ogni essere umano per giudicare, calcolare. Le micro espressioni del volto, i movimenti del corpo, per chi li coglie, sono lo strumento della fiducia. È istinto, natura, ma non ve ne accorgete che i vostri sensi, decidono per voi.
Avete mai speso del tempo a valutare quale preferite dei vostri sensi? Provate a fare mente locale: quando gustate un buon piatto, quando sorseggiate un bicchiere di vino, quando siete con la vostra dolce metà? Vi siete mai soffermati a gustare davvero quei momenti? E nelle orecchie, non vi esaltate quando risuona il ticchettio di tacchi a spillo su un pavimento in marmo, o lo scalpitio degli zoccoli di un cavallo sulla terra battuta? Le fusa di un gatto, lo scrosciare dell’acqua di un ruscello… sono rumori bellissimi. Fate attenzione allo spettro luminoso apparso su uno specchio che cogliete nella coda dell’occhio mentre girate il capo; è un’occasione per ammirare un arcobaleno improvviso e personale, apparso solo per voi, solo in quell’istante.
Il riverbero della luce dei fari sulla strada bagnata; le ombre che cambiano lunghezza e forma, giocando col calare del sole. La fluida trama di un quadrato di pura seta sfregato con delicatezza tra i polpastrelli; passeggiare per un bosco e accarezzare la ruvida corteccia degli alberi, la morbida sensazione di toccare la cuticola vellutata di un fungo, i petali di un fiore; la granulosità della farina, della sabbia… percorrere la buccia della frutta e inciderla con le unghie, coinvolgendo anche l’olfatto… l’essere umano è una macchina perfetta.
Non esiste computer al mondo in grado di immagazzinare ricordi grazie ai sensi, ma ci stanno lavorando. E se non fosse per migliorare le percezioni di chi, purtroppo, ha perso una di queste facoltà, questa prospettiva farebbe paura anche solo immaginarla.
Il nostro cervello è suddiviso in settori (e anche qui, aprite un manuale di anatomia per trovarne conferma): programma, computa, torna indietro e sbalza in avanti, grazie ai sensi.
Avete cassetti di memoria che col tempo si sono chiusi, ma basta un profumo, un sapore, la ruvidezza di un semplice foglio di carta o anche solo lo sbattere di una porta per far affiorare quella piccola memoria in superficie e scaturire una miriade di ricordi, molto spesso sorrisi o lacrime, un bacio. E a volte, un vero sapore sulla lingua.